Decreto Dignità: come cambia Il contratto di lavoro a tempo determinato

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giovani al lavoro

Il contratto di lavoro a tempo determinato è un contratto di lavoro subordinato che ha una durata prestabilita. Questo contratto di lavoro a termine rappresenta un’eccezione alla forma comune di rapporto di lavoro costituita dal contratto a tempo indeterminato come stabilito dall’art 1 del D.Lgs  81/2015.

La disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato ha subito diverse modifiche nel corso degli anni, attualmente la principale fonte normativa è rappresentata dal D.Lgs 81/2015.

Con un decreto legge, l’attuale Governo in carica ha rivisitato l’istituto del contratto a tempo determinato con l’intento di ridurre il precariato.

Prima dell’approvazione da parte del Governo in data 02 luglio 2018 del cosiddetto Decreto Dignità, si potevano stipulare contratti di lavoro a tempo determinato anche in assenza di specifiche o oggettive ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, per una durata non superiore a 36 mesi.

La Legge in vigore prevede già una serie di limiti e condizioni entro cui è permessa la stipulazione di contratti a tempo determinato.

Ad esempio, il numero massimo di contratti  stipulati non può superare il 20% del numero di lavoratori assunti a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione.

Per ogni mese solare, il superamento di tale limite è oggetto a sanzione amministrativa pari al 20% della retribuzione mensile  se il limite è stato superato per un solo lavoratore, oppure del 50% della retribuzione mensile se il limite è stato superato per più di un lavoratore.

La prosecuzione del rapporto di lavoro oltre la scadenza prestabilita, per adesso non è invece soggetta a modifiche. Essa è dunque concessa:

  • sino ad ulteriori 30 giorni se il contratto è inferiore a 6 mesi
  • sino a 50 giorni se la durata contratto è pari o superiore a 6 mesi
  • riconoscendo al lavoratore una maggiorazione pari al 20% della retribuzione per ogni giorno di prosecuzione sino al decimo giorno successivo, e al 40% per ciascun giorno ulteriore.

Le possibili proroghe erano invece  consentite, sempre senza alcuna motivazione, nella misura massima di 5 (comprese di riassunzione) da effettuare comunque prima della scadenza del contratto. In caso contrario, si sarebbe dovuto osservare un periodo di fermo tra un contratto e l’altro, variabile in base alla durata del contratto di lavoro.

In particolare:

  • Se il contratto aveva una durata inferiore ai 6 mesi l’intervallo doveva essere di almeno 10 giorni
  • Se il contratto aveva una durata pari o superiore a 6 mesi l’intervallo da osservare saliva  a 20 giorni

A seguito delle modifiche apportare dal Decreto Dignità, il contratto di lavoro a tempo determinato non può avere una durata superiore a 24 mesi. Se il contratto viene stipulato per una durata inferiore a 12 mesi non ha bisogno di alcuna motivazione, se invece viene instaurato direttamente con una durata superiore a 12 mesi, deve rispondere a un’esigenza prevista dall’art 19 comma 1 D.Lgs 81/2015 ovvero:

  • a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori;
  • b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria;

Allo stesso modo, le esigenze devono sussistere in caso di proroga  oppure in caso di riattivazione di un contratto a tempo determinato, indipendentemente dalla sua durata iniziale.

In ultimo, il Decreto Dignità ha ridotto il numero di proroghe concesse (comprese le riassunzioni)  da 5 a 4.

Le attuali previsioni del contratto a tempo determinato si estendono anche ai contratti a tempo determinato in somministrazione.

Si attendono modifiche in fase di conversione in Legge del Decreto Dignità.