Investire consapevolmente: cosa decidere prima della scelta dei titoli

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Come far fruttare i propri risparmi, è un problema che la maggior parte delle famiglie italiane si pone di continuo. Nell’ultimo decennio, oltretutto, le abitudini dei piccoli risparmiatori sono state rivoluzionate, radicalmente, a causa della politica espansiva della BCE, che azzerando i tassi ufficiali ha annullato, di fatto, i rendimenti sul cosiddetto “free-risk”: oggi, qualunque potenziale rendimento incorpora inevitabilmente un po’ di rischio.

Budget di rischio e diversificazione: elementi imprescindibili nella scelta degli asset e dei titoli

E’ divenuto fondamentale, quindi, stabilire quale budget di rischio assumere nella scelta degli asset finanziari. La normativa MIFID II, tramite la compilazione del relativo questionario, suddivide il grado di rischio che i clienti vogliono assumersi in conservativo, moderato, dinamico e aggressivo: la maggior parte delle profilature, secondo una recente analisi, risultano essere intermedie, con clienti che risultano disposti ad assumere un grado di rischio moderato o dinamico. Una volta stabilito il grado di rischio, è opportuno decidere l’asset allocation, ovvero quanto ripartire fra obbligazioni, azioni e altri strumenti finanziari. Un aspetto fondamentale, in tal senso, è rappresentato da un’accurata scelta dei titoli, che devono essere diversificati per settore e area geografica: nel passato, vedasi – a titolo esemplificativo – il caso dei crack Argentina o Parmalat, molti risparmiatori hanno bruciato la totalità dei risparmi, o buona parte di essi, per l’assenza di un’adeguata analisi degli scenari macroeconomici e per non aver  diversificato i propri risparmi.

I fondi comuni di investimento, pur non rappresentando la panacea di tutti i mali, possono essere un utile strumento: i risparmiatori affidano i loro risparmi ad una SGR (società di gestione del risparmio gestito), che investe in una pluralità di titoli e, qualora fosse opportuno, attua un turn-over degli stessi; di contro, questo investimento, a differenza di un’operatività autonoma, incorpora spesso dei costi di gestione  piuttosto salati.

Orizzonte temporale: sceglierlo adeguatamente può evitare brutte sorprese

Grado di rischio, asset- allocation e diversificazione, però, non bastano per valutare adeguatamente se un investimento sia adeguato e appropriato. Un aspetto fondamentale, infatti, è rappresentato dall‘orizzonte temporale. Non tutte le tipologie d’investimento hanno lo stesso orizzonte temporale: un investimento in azioni richiede, come approccio, uno più lungo rispetto ad uno in obbligazioni, nonostante possa rivelarsi decisamente redditizio nel breve periodo in una fase rialzista della Borsa. L’orizzonte temporale dev’essere visto anche sotto un’altra lente di ingrandimento. Un risparmiatore deve valutare attentamente anche l’effettiva possibilità di vincolare una determinata somma: investire, ad esempio, in un BTP a dieci anni, è altamente sconsigliato se non si dispone di adeguati strumenti liquidi in grado di far fronte ad eventuali imprevisti, oppure se quella somma si ritiene di doverla destinare ad altre necessità in un periodo temporale inferiore rispetto alla durata del titolo.

Investire, quindi, richiede un’attenta analisi anche da parte dei risparmiatori, che devono demandare, giustamente, la parte tecnica agli operatori del settore  (che possono essere messi in competizione fra loro per valutarne l’efficacia), ma devono aver chiari i propri obiettivi e valutare attentamente l’aspetto psicologico: un risparmiatore che  si deprime  dinnanzi ad un’oscillazione negativa del 25%, non potrà mai investire in azioni, nonostante il comparto possa remunerare un’identica percentuale in una fase rialzista dei mercati.