Lavoro occasionale di tipo accessorio

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Voucher: quanto spende il datore di lavoro e quanto percepisce il lavoratore per ogni ora di lavoro?

La risposta è semplice: il costo per il datore di lavoro è pari a 10,00€ per un’ora di prestazione.  L’importo netto che riceverà il lavoratore, quando andrà a riscuotere il voucher, sarà di 7,50€. La differenza è rappresentata dal 13% pari ad 1,30€ di contributi previdenziali (INPS),  dal  7% pari a 0,70€ di contributi assicurativi (INAIL) e dal  5% pari a 0,50€ per costi del servizio (7,50€ netti + 1,30€ + 0,70€ + 0,50€ = 10,00€ lordi).

Il lavoro occasionale di tipo accessorio ha come caratteristica principale la sua semplicità sotto l’aspetto burocratico. Non necessità della stipulazione di un contratto di lavoro ma solo di pochi e semplici adempimenti amministrativi. Con il semplice pagamento, della prestazione lavorativa,  attraverso i “buoni lavoro” (voucher) si riesce ad adempiere agli obblighi contributivi (INPS) ed assicurativi (INAIL).

Bisogna subito chiarire che le indicazioni sotto riportate si riferiscono al lavoro accessorio, esclusivamente retribuito con i “buoni lavoro”, da non confondersi con le figure “affini”: lavoro autonomo occasionale (prestazioni retribuite dietro emissione di una parcella sulla quale si opera la ritenuta d’acconto del 20%) oppure collaborazione occasionali (c.d. mini co.co.co).

Voucher lavoroIl lavoro accessorio è stato introdotto dagli artt. 70 e ss del D.Lgs n. 276/2003 per essere poi soggetto a successive modifiche. L’ultimo aggiornamento di quest’istituto lo troviamo nella Legge 92 del 2012 che ha esteso la platea dei prestatori e delle attività che possono costituire oggetto di un rapporto di lavoro accessorio. Proprio a seguito delle modifiche della Legge 92 del 2012 il lavoro accessorio può essere svolto da chiunque e per qualsiasi tipo di attività  incontrando soltanto un limite di reddito annuale  (fatte salve alcune eccezioni – come sempre nella normativa italiana).

Tale limite di reddito è rivalutato annualmente, sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo intercorso nell’anno precedente. Per  l’anno civile 2014 (1 gennaio – 31 dicembre, INPS e la Norma lo indicano come anno solare, intendendo però sempre anno civile) il totale dei compensi percepiti è di 5.050€ netti. Se il committente è un professionista oppure un imprenditore commerciale il reddito complessivo netto scende a 2.020€.  Se, invece, il prestatore è un soggetto che percepisce indennità di disoccupazione (ASPI o mobilità) oppure di cassa integrazione, il reddito totale  netto che può percepire è pari a 3.000€.

Per quest’ultima tipologia di lavoratori, il non superamento del limite di 3.000 € netti all’anno, garantisce il mantenimento dello stato di disoccupato/inoccupato oltre al fatto di non vedersi ridurre o sospendere l’indennità di sostegno al reddito che si percepisce. In altre parole, il reddito da lavoro accessorio è cumulabile nel limite di 3.000 € annui, con l’integrazione salariale o prestazione a sostegno del reddito.

Per quanto riguarda l’impresa familiare, dopo la modifica apportata all’art. 70 con la Legge 92 del 2012, non è più soggetta al più favorevole limite di 10.000 € netti.
Un approfondimento speciale sarà dedicato al lavoro occasionale nel settore agricolo che prevede più di una limitazione.  Oltre al limite di reddito massimo di 5.050 € netti,  sono soggetti a limitazioni sia i committenti (in base al volume d’affari) sia i prestatori di lavoro.

Tornando alle tipologie dei soggetti che possono eseguire prestazioni di lavoro accessorio, un caso particolare è rappresentato dai lavoratori subordinati già impiegati a tempo pieno. Anche questi lavoratori possono svolgere attività retribuite con i voucher, ovviamente non avendo come committente, per le attività accessorie, lo stesso datore titolare del contratto di lavoro dipendente.

Bisogna provvedere obbligatoriamente, pena maxi-sanzione per lavoro nero, prima dell’inizio della prestazione lavorativa, anche nello stesso giorno purché prima dell’inizio dell’attività, alla comunicazione preventiva all’INPS, procedura che cambia se i buoni lavoro sono stati acquistati alle Poste, dal Tabaccaio, in Banca oppure telematicamente sul sito dell’I02NPS.