La Teoria di Dow

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toro wall street

Se volete capire come fare trading non potete esimervi dallo studiare la teoria di Dow. Questa teoria rappresenta uno dei Fondamentali che ogni trader, soprattutto se tecnico, deve conoscere.

La Dow Theory, sulla quale è poi stata costruita la moderna analisi tecnica, si compone di un insieme di regole e definizioni (6 nello specifico) che riguardano l’andamento dei prezzi degli strumenti finanziari. Prima però di entrare nel dettaglio sul suo contenuto, è doveroso fare un breve cenno al suo ideatore, Charles Dow.

Charles Henry Dow (Sterling 6/11/1851 – Brooklyn 4/12/1902 – Stati Uniti) è stato un giornalista economico passato all’onore delle cronache per aver fondato il Wall Street Journal (forse il più importante quotidiano finanziario al mondo), per aver creato alcuni indici azionari tra cui il Dow-Jones, e per aver fondato nel 1882 insieme a Edwaed Jones e Charles Bergstresser la Dow Jones and Company. I suoi studi in campo economico e finanziario diedero poi origine a quella che oggi è nota a tutti come la teoria di Dow.

Charles Dow, non pubblicò mai la teoria che porta il suo nome, ma si limitò a rendere disponibili le sue idee sul mercato azionario, grazie a numerosi articoli pubblicati sul Wall Street Journal. Dopo la sua morte, S.A. Nelson e William Hamilton, resisi conto che in quegli articoli era contenuta una vera e propria teoria economica, svilupparono la “The ABC of Stock Speculation” in cui comparve per la prima volta il termine Dow Theory.

Ancora oggi grazie all’analisi tecnica, analisti finanziari, traders ed economisti di tutto il mondo utilizzano i fondamentali di questa teoria, e nonostante tutte le tecnologie informatiche disponibili per l’analisi dei mercati, la teoria di Dow si rivela ancora valida a distanza di oltre un secolo, poiché contiene al suo interno una serie di concetti discrezionali che nessun algoritmo potrà mai replicare.

Gli indici di Charles Henry Dow

Nel 1884, più precisamente il 3 Luglio, Charles Dow pubblica per la prima volta un indice di mercato formato dai prezzi di chiusura di 11 titoli, di cui ben 9 relativi al trasporto e 2 relativi all’economia nazionale. Successivamente, nel 1897, integra l’indice e lo divide in 2 parti, la prima, costituita da 12 titoli di società industriali (che diventeranno 30 nel 1928) e la seconda da 20 titoli di società ferroviarie, infine nel 1929, viene aggiunto un indice di utilità. A distanza di oltre un secolo, questo indice rappresenta ancora uno strumento fondamentale per gli analisti. In concomitanza con il centenario della prima pubblicazione, la Dow Jones & Co. ricevette un premio da parte della Market Technicians Associations, per il contributo che gli studi di Charles Dow diedero al settore dell’analisi e degli investimenti.

I 6 PRINCIPI DELLA TEORIA DI DOW

Approfondiamo ora i 6 principi generali della teoria di Dow, e vediamo come questi siano applicabili allo studio dell’analisi tecnica.

1° Principio: Il mercato è formato da tre tendenze (trend)

Per comprendere meglio i trend, occorre prima chiarire la definizione fornita dallo stesso Dow, per il trend rialzista e trend ribassista.

  • Trend rialzista (uptrend) può essere definito come quella tendenza che porta ogni rialzo a un nuovo massimo rispetto al precedente, e ogni correzione a un minimo superiore rispetto al precedente. In pratica un trend rialzista si sviluppa secondo una direzione che vede massimi e minimi crescenti.
  • Trend ribassista (downtrend) può essere definito come l’esatto contrario dell’uptrend ovvero come tendenza che porta ogni nuovo rialzo a un livello minore rispetto al precedente, e ogni correzione a un minimo inferiore rispetto al precedente. In pratica un trend ribassista si sviluppa secondo una direzione che vede massimi e minimi decrescenti.

trend rialzista e trend ribassista secondo Dow

 

La teoria di Dow individua all’interno del mercato tre distinti trend. Il Trend Primario che rappresenta la tendenza principale e può durare in media da 1 a 3 anni, il Trend Secondario (o intermedio), contenuto all’interno del primario, ed ha una durata che va dalle 3 settimane ai 3 mesi e spesso è associato a un movimento in controtendenza rispetto al primario, e in ultimo il Trend Minore, caratterizzato da ampia volatilità ha una durata inferiore alle 3 settimane.

Il trend primario

Come accennato precedentemente, Il trend primario rappresenta la tendenza principale del mercato, e delle 3 tendenze, è quella più importante da determinare poiché si riflette sui movimenti dei prezzi di azioni, valute e materie prime. Inoltre, questa tendenza impatta direttamente sui trend secondari e minori.

Indipendentemente dalla sua durata che può variare da 1 a 3 anni (ma può anche essere differente) il trend primario è da considerarsi valido fino a quando non subentrano uno o più segnali che confermano una inversione di tendenza.

Nell’analisi dei trend infatti, uno dei fattori più difficili da determinare è rappresentato proprio dalla identificazione dei segnali che indicano che il trend primario ha subito un’inversione. Individuare per quanto tempo i prezzi si muoveranno in direzione del trend primario prima che invertano la direzione, è fondamentale per poter sfruttare al massimo tale tendenza.

Dow credeva che la legge dell’azione e della reazione fosse applicabile non solo al mondo della fisica ma anche ai mercati finanziari. A tal proposito scriveva:

“Le registrazioni del trading dimostrano in molti casi che quando un titolo raggiunge l’apice subirà un moderato ribasso per poi tornare ad avvicinarsi alle cifre più elevate. Se, dopo questo movimento, il prezzo subisce un ulteriore ribasso, è possibile che ciò avvenga in misura più consistente.”

Il trend secondario

Se il trend primario rappresenta la direzione principale sulla quale il mercato si sta muovendo, il trend secondario (o intermedio) si muove in controtendenza, o se preferite nella direzione opposta. Un Trend primario rialzista conterrà dunque al suo interno uno o più Trend secondari ribassisti, dove il massimo di un movimento rialzista è più basso del massimo del movimento precedente.
Viceversa, in un trend primario ribassista il trend secondario si mostrerà al rialzo, ovvero dove il nuovo minimo è posto più in alto del minimo precedente.

trend secondario al ribasso

Nel grafico è evidenziato un trend secondario posizionato all’interno di un uptrend. Si può notare come i massimi indicati ai punti 2-3 non riescano a creare massimi più elevati rispetto al punto 1, suggerendo così di essere in presenza di un trend ribassista. Visto che Il ritracciamento non scende però sotto il minimo (supporto), si può confermare la validità della correzione all’interno di un trend primario rialzista.

La durata di un trend secondario si attesta tra le 3 settimane e i 3 mesi mentre il ritracciamento è contenuto tra 1/3 e 2/3 del movimento del trend primario.

Il Trend Minore

Questo trend, della durata inferiore alle 3 settimane, è contenuto all’interno di un trend secondario e comprende, oltre ai movimenti correttivi, i movimenti che vanno in direzione contraria al trend secondario.
Il trend minore, pur ricoprendo un ruolo marginale dovuto alla sua breve durata, diventa comunque rilevante se visto nel quadro generale, poiché i suoi movimenti di prezzo sono parte del trend secondario e di quello primario.
Occorre però non porre troppa attenzione a questo trend, in quanto vista la sua volatilità potrebbe far perdere di vista il quadro generale, e si correrebbe il rischio di seguire una strategia di trading irrazionale.

2° Principio: Le tendenze si suddividono in tre fasi

Questo secondo principio, applicabile soprattutto al trend primario, vede le linee di tendenza divisibili in tre distinte fasi, ognuna delle quali può essere rialzista (bull market) o ribassista (bear market).

fase di accumulo

mercato rialzista
La fase di accumulo vede gli operatori più acuti e informati acquistare ai migliori prezzi, nel momento in cui ritengono che il mercato abbia ormai assorbito tutte le notizie negative. Ha spesso inizio in coincidenza con l’avvio di un trend rialzista dove il mercato è generalmente sottostimato. Individuare la fase di accumulo non è semplice perché può essere confusa con una oscillazione all’interno del trend. L’analisi tecnica può essere in questo caso d’aiuto, dato che questa fase si inserisce dopo una fase di consolidamento di un trend ribassista.
mercato ribassista
In questa fase gli investitori più esperti vendono le posizioni ritenendo che il mercato sia in ipercomprato. Questa situazione è come la precedente difficilmente individuabile, anche se un segnale può essere un trend rialzista seguito da un periodo di consolidamento, come insegna l’analisi tecnica.

fase di partecipazione del pubblico

mercato rialzista
La fase di partecipazione vede il ritorno della fiducia nel mercato, ed è quella in cui si posizionano i trend followers. È generalmente accompagnanta da notizie economiche positive e dalla rapida ascesa dei prezzi dovuta agli acquisti di massa.
mercato ribassista
Questa fase è la parte più lunga del trend ed è caratterizzata da grandi oscillazioni di prezzo. I Traders più esperti solitamente escono dal mercato all’inizio di questa fase o vi entrano in posizione short.

fase di distribuzione

mercato rialzista
Definita anche “fase di eccesso”, la fase distributiva è quella in cui vi è un vero e proprio momento di euforia del mercato e tutti investono. Generalmente in questa fase, TV e Giornali riportano notizie economiche sempre positive che lasciano spazio a manovre speculative. È proprio durante questa ultima fase che gli investitori che avevano acquistato titoli nella fase di accumulo, cominciano a rivenderli riducendo l’esposizione e incassando parte dei profitti. In questa fase l’analisi tecnica insegna che occorre iniziare a cercare segnali di debolezza nel momentum rialzista.
mercato ribassista
Definita anche “fase di panico” questa fase è l’esatto opposto della fase di eccesso. A causa di forti segnali negativi, si genera un’ondata di panico che si traduce in forti vendite. I traders più esperti sono in grado di entrare in questa fase di mercato per trarre profitti anche considerevoli.

3° Principio: Il mercato azionario sconta tutte le notizie

Il mercato del forex, quello azionario, quello delle commodities, e più in generale tutti i mercati finanziari, sono definiti «mercati informati» poiché valutano tutte le notizie nel momento stesso in cui vengono rilasciate. In pratica i prezzi delle azioni assimilano e rinviano velocemente tutte le informazioni e novità che riguardano quest’ultime.

Dati come tassi d’interesse, manovre finanziarie, bilanci societari, sono tutti segnali presi in esame dai mercati nel momento in cui si rendono disponibili. Una sorta di feedback continuo che valuta la nuova situazione e si regola di conseguenza, fornendo una nuova valutazione di mercato.

Se è vero che l’analisi tecnica si basa sostanzialmente su grafici e indicatori tecnici di varia natura, è altrettanto vero che una corretta valutazione del “sentiment” generale, deve accompagnare qualunque trader prima di aprire una posizione. Dunque analisi tecnica e analisi fondamentale devono sempre operare insieme.

 

4° Principio: Le medie del mercato azionario devono confermarsi a vicenda

Secondo questo principio, indici appartenenti a settori collegati, registrano lo stesso trend rialzista o ribassista all’incirca nello stesso periodo temporale, dandosi così conferma a vicenda. Questo accade perché gli indici simili sono esposti a identiche condizioni economiche e finanziarie di mercato.

Secondo Dow, presi due indici, nessun segnale Rialzista o Ribassista rilevante può avvenire, se entrambi gli indici non forniscono la stessa tendenza, confermandosi quindi reciprocamente. Ad esempio se entrambi gli indici superano il precedente massimo, si può confermare l’inizio o la continuazione di una fase rialzista del mercato.

 

5° Principio: Le tendenze devono essere confermate dal volume

Anche se considerato un indicatore secondario, il Volume è estremamente importante per comprendere i movimenti dei prezzi, poiché ha la tendenza a seguire la direzione del trend primario.

Se quest’ultimo è al rialzo, il volume dovrebbe aumentare quando i prezzi salgono, viceversa dovrebbe diminuire quando i prezzi scendono. In un trend ribassista invece, il volume dovrebbe aumentare quando i prezzi scendono e dovrebbe ridursi quando i prezzi subiscono un rimbalzo.

Nella teoria di Dow, i segnali di vendita e di acquisto si basano esclusivamente sui prezzi di chiusura. I traders più esperti, confrontando l’andamento dei prezzi con i volumi, sono in grado di capire se i segnali si confermano a vicenda.

 

6° Principio: Le tendenze esistono fino a che dei segnali definitivi dimostrano che sono terminate

Il 6° principio della teoria di Dow indica che prima che possa iniziare un nuovo trend, deve  manifestarsi un segnale definitivo che ne dimostra l’inversione. Dunque brevi periodi con movimenti in controtendenza non devono essere letti come un’inversione del mercato.

L’obiettivo di ogni trader è quindi quello di non confondere una correzione con l’inizio di un nuovo trend primario. L’analisi tecnica può aiutare a rilevare i segnali che indicano che un trend primario si è effettivamente concluso.

Ovviamente non è semplice riconoscere i segnali d’inversione. Lo studio delle medie mobili, delle figure, delle linee di tendenza o dei livelli di supporto e resistenza, sono solo alcuni degli strumenti a disposizione di un trader per individuare i segnali d’inversione di un trend.

La maggiore difficoltà resta sempre quella di non confondere una normale correzione secondaria con l’inizio di un nuovo trend che va in direzione opposta, e questo tipo d’esperienza si può acquisire solo con la pratica.

Conclusioni

Dow con i suoi studi, non ha mai inteso prevedere la direzione della Borsa, ma al contrario, saggiare lo stato dell’economia. Il suo intento era quello di individuare i mercati a rialzo e a ribasso, catturando la più ampia fetta possibile dei movimenti. Occorre a tal fine però ricordare, che mediamente il 30% dei movimenti non viene rilevato. La teoria di Dow dev’essere dunque utilizzata attraverso i suoi strumenti, come un elemento previsionistico dell’andamento dei mercati.